All’ultima edizione di SUM, l’evento dedicato alla tecnologia come risorsa per il benessere sociale, sono stati ospiti oltre 15 relatori per discutere del futuro sotto diversi punti di vista.
Tra gli interventi tenuti durante l’evento, quello dell’economista Jeremy Rifkin, incentrato sul tema dell’energia.
Durante la sessione a lui dedicata si sono affrontate le conseguenze di quella che per Jeremy è “l’ultima guerra dei combustibili fossili della storia”.
“Stiamo passando dalla geopolitica dei combustibili fossili alla politica della biosfera, basata sulle energie rinnovabili.”
– Jeremy Rifkin
La chiave del cambiamento si traduce nell’abbandono dell’uso di combustibili fossili da parte di Europa e Stati Uniti, a favore di un regime energetico più sostenibile.
L’economista sottolinea come l’energia solare ed eolica sia la soluzione più economica al mondo: vince sul nucleare, il petrolio, il carbone ed anche il gas naturale.
Si tratta di una energia economica e sostenibile, che l’Italia può sfruttare al massimo grazie alla sua conformazione.
Il destino della società è rappresentato dalla terza rivoluzione industriale, una fase che non può più attendere.
Terza rivoluzione industriale è il nome del piano a cui Jeremy Rifkin, insieme all’Unione Europea, sta lavorando da 22 anni. Il passaggio previsto implica un abbandono dei combustibili fossili, in nome delle energie rinnovabili.
Il cambiamento abbraccia le esigenze dei privati e delle aziende. La disponibilità dei gasdotti attualmente attivi non andrebbe infatti persa, ma convertita per il trasporto di idrogeno verde. E’ così che anche industrie di attività più importanti, come quelle del settore siderurgico, potranno proseguire inalterate le loro attività.
Jeremy Rifkin fa riflettere sulla necessità di iniziare a meditare sul futuro energetico della nostra società e della nostra Terra, valutando tutte le opzioni energetiche disponibili per compiere scelte responsabili e sostenibili nel lungo termine.
Un primo passo per l’ Italia potrebbe essere rendere rinnovabile la Sardegna, la quale presto dovrà affrontare la chiusura della sua centrale a carbone (prevista nel 2025).